Sinistra azzerata in provincia di Frosinone: una catastrofe annunciata

 

Le scorse elezioni politiche hanno consegnato all’area politica di centro-sinistra e di sinistra della nostra provincia un verdetto definitivo, che, tutto sommato, era largamente prevedibile: allontanarsi dalle realtà sociali più sofferenti della società italiana significa perdere e consegnare il paese alle forze populiste. La sinistra, soprattutto quella che si candida a governare, sia a livello territoriale sia a livello nazionale non deve mai dimenticare la propria missione sociale e i propri riferimenti storico-culturali. Il riformismo per funzionare a sinistra deve avere la capacità di estendere i diritti sociali, non di comprimerli; un riformismo vero è graduale e progressivo nel metodo e, allo stesso tempo, radicale nei contenuti. In questi ultimi decenni il riformismo applicato dal centro-sinistra nel nostro Paese è stato, invece, un riformismo troppo timido, che molto spesso si è accontentato di piccoli ritocchi “estetici”, giocando pericolosamente al ribasso. L’aver temporeggiato così a lungo in questi anni si è rivelato un errore fatale, che ha eroso costantemente ed inesorabilmente tutta l’area di sinistra e, contemporaneamente, ha favorito l’ascesa dei movimenti populisti che hanno conquistato le fasce sociali più deboli. A livello locale la mancata elezione di depuatati e senatori del centro-sinistra è chiaramente il frutto di una rappresentanza che in questi anni è stata distante dai cittadini e dalle reali necessità del territorio. Poco è stato fatto per fermare l’emergenza ambientale, che ha ridotto la nostra provincia ai livelli della Terra dei Fuochi e di Taranto, così come è stato fatto poco per rilanciare la sanità ciociara. Sulla vicenda ACEA solo molta confusione e pochi risultati raggiunti, anzi, le poche azioni messe in campo dalla classe politica si sono rivelate colpevolmente superficiali e controproducenti. Il successo della Lega e dei Cinque Stelle nella nostra provincia è dovuto principalmente al fatto che i leghisti hanno investito , a livello mediatico, sulla volontà di rappresentare i territori e le realtà locali, mentre i Cinque Stelle hanno lanciato un messaggio di rottura contro il clientelismo e i metodi poco trasparenti dei partiti. Rappresentanza del territorio e clientelismo, due temi su cui, invece, le forze politiche locali non hanno voluto lanciare segnali di rottura. Per riconquistare il terreno perduto la sinistra della nostra provincia deve riappropriarsi dei temi più sentiti dai cittadini, deve dare forti segnali di cambiamento nella selezione della classe dirigente e, soprattutto, deve cominciare a costruire un’idea di territorio che guardi al futuro e che dia speranza ai cittadini, oramai stufi delle logiche politiche che guardano solo al breve termine, al piccolo interesse di campanile o, peggio ancora, di “corrente politica”.

Daniele Riggi

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