La domenica a Frosinone

Durante la settimana Frosinone sembra una città sovraffollata, trafficata e piena di fermento. I “forestieri” della provincia ciociara, si riversano sulla “Monti Lepini”, che diventa come il raccordo anulare romano, e sulle strade cittadine per arrivare nelle scuole, negli uffici e nelle sedi in cui lavorano. I bar e i locali si riempiono di persone che sono “di passaggio”, nella maggior parte dei casi provengono da Ceccano, Veroli, Ferentino, Boville, Sora, Isola del Liri, Anagni, insomma dai comuni vicini; in altri casi, invece, provengono anche da altre province. La città si trasforma nel grande “incrocio” della Ciociaria, dove tante vite, tante storie e tanti destini diversi si incontrano con combinazioni alcune volte insolite e bizzarre. Sulle grandi arterie della città, via Maria, via Marittima, via Aldo Moro, via Armando Fabi, la “Monti Lepini”, via Tiburtina, le macchine scorrono come dei fiumi in piena che sembrano non fermarsi mai, in uno scorrimento perpetuo. Alcune volte il pomeriggio tardi, nella confusione, ti capita di incrociare anche i pendolari che scendono alla stazione esausti e spenti, impazienti di rientrare a casa. In questa città, dunque, durante la settimana sembra che nulla debba fermarsi, tutto è in perenne scorrimento, tutto è fugace, transitorio, inafferrabile. Il sabato mattina, invece, comincia lentamente a fermarsi tutto, le strade cominciano a svuotarsi, i locali non sono più in fermento; quando c’è la partita, il sabato pomeriggio arriva nuovamente gente da tutta la provincia e si ha l’illusione che il fermento della settimana possa allungarsi di un giorno. Poi, all’improvviso, arriva la domenica frusinate. Strade vuote, silenzio assordante, nessun evento, nessuna scusa per incontrarsi; insomma, tutto si ferma. Qualcuno va a messa la mattina. Qualcuno ti chiama per uscire un po’ in via Aldo Moro, o per salire su a Corso della Repubblica. Qualcuno, impaziente, sente il bisogno di scappare subito fuori dalla città: in bicicletta, sulle strade della provincia, al mare, insieme agli amici, oppure si prende il treno e si va a Roma o all’outlet di Valmontone. Qualcuno si chiude dentro casa brontolando, e per placarsi comincia a vedere le partite di calcio della domenica. Qualcun altro preferisce studiare, così guadagna un giorno di studio per la settimana successiva. Arriva subito domenica pomeriggio, e a fatica si comincia a uscire per le strade della città, ma è troppo tardi, perché tra poche ore ricomincia il trambusto della settimana. Quando ci corichiamo nel letto si capisce che la nostra città è diventata un grande dormitorio, dove la gente torna solo per riposare e smaltire le fatiche e le delusioni della settimana. Di sera, le luci accese, sono sempre di meno, la vitalità e il fermento della settimana sembrano solo un’illusione, che riempie una città ormai destinata a svuotarsi. Tutti attraversano Frosinone, molti la vivono, ma nessuno sembra volerci più restare.

Daniele Riggi

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