In provincia di Frosinone è rimasto un solo partito, il partito trasversale del potere

Nelle ultime elezioni comunali di Frosinone chi, come me ha concorso in prima persona, come candidato, alla sfida elettorale è stato, da subito, assillato da un dubbio ricorrente: ma il centro sinistra sta facendo tutto il necessario per vincere? Liste importanti alquanto “debolucce” e presentate all’ultimo minuto, candidati importanti che rifiutano di essere della competizione, entusiasmo sempre molto contenuto, errori ingenui, forse troppo ingenui. Coalizione che alla fine dei giochi ha tirato meno del nostro candidato sindaco. Poi arriva il rinnovo delle cariche dirigenziali del consorzio ASI, ovvero il consorzio per lo sviluppo industriale della nostra provincia, uno degli enti intermedi più importanti della provincia, e tutto diventa più chiaro. Cosa è accaduto? È accaduto che il già presidente dell’ASI e leader maximo del PD provinciale, e quindi del centrosinistra provinciale, è stato rieletto presidente del consorzio su proposta del presidente del consiglio comunale di Frosinone, che è anche il coordinatore provinciale di Forza Italia, e quindi un rappresentante autorevole del centrodestra provinciale. Non sono mancati, addirittura, scambi affettuosi di complimenti ed elogi per il lavoro svolto in questi anni. Tutto questo cosa ci può suggerire? A mio parere un cosa molto semplice: non ci troviamo più di fronte a due schieramenti politici opposti ma ad un unico partito, quello del potere, che nei comuni fa finta di farsi opposizione ma che in realtà governa assieme, grazie ad uno schema molto chiaro: io centrodestra mi prendo i comuni più importanti della provincia, tu centrosinistra governi negli enti intermedi. Ecco perché a Frosinone Nicola Ottaviani ha avuto una vittoria così schiacciante, perché di fronte a sé ha avuto una coalizione dimezzata proprio da chi la doveva sostenere. Ecco perché il centrosinistra negli ultimi anni ha perduto malamente in tutti i comuni più importanti della provincia, spaccandosi ai limiti dell’autolesionismo. Se fino a qualche tempo fa queste riflessioni erano dubbi, sospetti, adesso sono diventate certezze, ratificate dalla sfacciataggine di un potere che si autocelebra, dopo aver lottizzato la poca ricchezza residua della nostra provincia. Io mi auguro che i partiti della sinistra provinciale, compreso il mio partito, il Partito Socialista, prendano immediatamente le distanze da questo modo di fare politica. Se ciò non accadrà dovremo credere che nessuno è o è mai stato in buona fede. Se ciò non accadrà significa che non c’è più possibilità di liberare questi partiti, che oramai sono ridotti a grottesca appendice di clan di interessi personali. Vogliamo candidarci, vogliamo metterci la faccia, vogliamo anche sacrificarci ma solo se il nostro impegno è al servizio della collettività. D’ora in poi non porteremo più l’acqua al mulino di chi sfrutta il consenso popolare solo per consolidare interessi personali e poco trasparenti.

Daniele Riggi

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