AAA (s)vendesi sanità ciociara, anzi, svendesi Ciociaria

La notizia dello spostamento della centrale operativa del 118 di Frosinone a Latina costituisce, secondo la mia modesta opinione, un fatto molto grave. Perché grave? Perché non si tratta di un “accorpamento” finalizzato a risparmiare delle risorse da mettere a disposizione per altri servizi, ma dell’ennesima cessione sottobanco di un pezzo di “sovranità” della nostra provincia. Si tratta cioè di allontanare dal nostro territorio degli infermieri qualificati e con un monte ore di esperienze operative veramente consistente. Potranno questi infermieri qualificati riconvertirsi facilmente in un nuovo ruolo operativo nel caso in cui non accettassero di trasferirsi a Latina? L’ARES nel corso degli anni ha scelto di “specializzarli” nel campo della ricezione delle emergenze, invece di adottare una politica di “alternanza” o “turnazione” degli infermieri tra la sede operativa e i veicoli su strada del 118. Questi operatori, ad oggi, hanno maturato un’enorme conoscenza del servizio, delle caratteristiche del territorio e delle emergenze che caratterizzano la nostra provincia, perché non possono continuare a metterla a disposizione del nostro territorio? Oramai non mi sorprendo più di quello che sta accadendo, perché è chiaro che la nostra classe politica è totalmente subordinata alle logiche romane e nazionali. Il problema è che per difendere certe “filiere clientelari” che hanno bisogno di essere continuamente foraggiate la nostra classe politica ha dovuto sacrificare questo territorio e le sue risorse, dai servizi pubblici fino al tessuto produttivo. Un territorio sconquassato e lacerato, lotizzato da una politica famelica che punta solo a spartirsi i servizi pubblici dei comuni e gli enti intermedi senza avere una visione progettuale del territorio a lungo termine. Il caso della sanità è quello più emblematico: sono cambiate le amministrazioni regionali ma non è cambiata la politica sanitaria sul territorio, che tende, oramai inesorbilmente, verso la privatizzazione selvaggia. Lo smantellamento dei servizi sanitari costringe da anni i cittadini ciociari a una migrazione forzata verso il territorio di Roma e le province limitrofe. A cosa serve parlare di rilancio del turismo e del tessuto produttivo in Ciociaria se poi nella nostra terra non ci sono più servizi adeguati? Chi vorrebbe trasferirsi o semplicemente fare il turista in un territorio dove i trasporti, la sanità e i servizi di ricezione sono spesso assenti o ridotti al lumicino? Bisogna cominciare ad abbandonare il linguaggio del politicamente corretto e dire chiaramente che la classe politica provinciale negli ultimi vent’anni ha sistematicamente tradito il nostro territorio, vendendo le risorse locali per assicurarsi posizioni di rendita politica. Se il centro – sinistra vuole ripartire deve tagliare definitivamente il cordone ombelicale con certi modi di fare politica; dopo l’ascesa inarrestabile delle forze populiste la sinistra non può più rimandare una seria riflessione sulla necessità di una gestione etica del partito e dei rapporti al suo interno. In politica la forma è sostanza, e un partito che si fonda su logiche clientelari e verticistiche, dove gli unici valori da perseguire sono la fedeltà a un “capo”, e il mantenimento di interessi di “corrente”, non può essere allo stesso tempo un partito etico, che fonda la sua azione politica su ideali e valori condivisi.

Daniele Riggi

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