A Frosinone c’è bisogno di case private o di case popolari? Intanto i palazzinari continuano a costruire…

“Sono necessarie 400 nuove abitazioni private in una città che si sta spopolando? Se proprio ci devono essere altre colate di cemento allora usiamole per la costruzione di nuove case popolari”

L’Amministrazione Ottaviani vuole dare il via libera alla costruzione di circa 400 nuove unità abitative private che saranno realizzate tra via Po e via Marco Tullio Cicerone, tra via Aldo Moro e via San Giuseppe, tra la chiesa Sacro Cuore e piazza Salvo d’Acquisto; inoltre, si prevedono anche nuove costruzioni in via Marittima e in via Ceccano. A detta dell’Amministrazione, questa nuova ondata edilizia avrebbe diversi risvolti positivi per la città: riqualificazione di aree urbane semiabbandonate; realizzazione di nuove opere compensative; nuove risorse di bilancio attraverso la riscossione degli oneri concessori; rispondere a una presunta nuova domanda di alloggi. Obiettivamente, però, trovare oggi a Frosinone una nuova domanda di immobili privati è difficile, dato il momento storico ed economico che sta vivendo la città. Secondo me è il caso, invece, di riaprire un dibattito politico sulla necessità di costruire nuove case popolari a Frosinone, per garantire ai cittadini, che oggi, a causa delle crisi, non possono sostenere il costo di un mutuo o di un affitto, il diritto ad avere un’abitazione. Se proprio si devono autorizzare altre colate di cemento è giusto farlo in un ambito, come quello dell’edilizia popolare, dove c’è una domanda reale e consistente. Un altro aspetto che mi preoccupa è l’impatto urbanistico che potrebbe avere questa operazione: immettere 400 nuove unità abitative nel centro di una città che oggi ha seri problemi, ancora irrisolti, di servizi, di mobilità e di inquinamento rischia di avere un effetto simile a quello che avrebbe un elefante dentro una cristalleria. Sempre che ci sia qualcuno disponibile a trasferirsi nelle future costruzioni, perché anche questo aspetto è tutt’altro che scontato. È sufficiente ricordare, infatti, gli esiti dell’ultima ondata di costruzioni private che c’è stata a Frosinone, in viale America Latina, in via Aldo Moro, in via La Botte; palazzoni ancora oggi rimasti semi vuoti. Il sindaco ha lasciato intendere che il 28 bis, conosciuto anche come permesso di costruire convenzionato, è un’opportunità per dare una svolta, una ripartenza in chiave urbanistica, garantendo una ricucitura e una riqualificazione attraverso la realizzazione certa delle opere compensative da parte del privato. Il quesito che mi pongo, però, è il seguente: “In una città che, da piano regolatore generale, doveva superare il tetto dei 100.000 abitanti nel 1990 e che, invece, oggi si è fermata sotto i 50.000, dobbiamo ancora concentrarci sui particolarismi oppure, forse, è il caso di rivedere complessivamente l’intero sviluppo urbanistico, aggiornandolo alla realtà odierna?”. In ogni caso, sono rimasto molto deluso dall’operato del sindaco in quanto assessore all’urbanistica; l’assenza di ondate di cemento consistenti nella prima consiliatura Ottaviani e l’operazione parco Matusa sembrava aver segnato un cambio di passo nella città della speculazione edilizia per antonomasia. Ma arrivati al 2019, oramai, devo constatare amaramente che nemmeno questa amministrazione è riuscita ad arginare l’ennesima invasione di cemento in una città che oramai è al collasso.

Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone

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