Il tema sicurezza a Frosinone: dalla politica della paura al Grande Fratello di Orwell

Negli ultimi mesi sulla stampa locale ho notato la presenza di molti interventi di esponenti politici sul tema della sicurezza; un tema che oramai è diventato centrale non solo nel dibattito politico nazionale ma anche in quello locale. Il dibattito sulla sicurezza mi ha incuriosito non poco e allora mi sono messo a cercare tutti i dati disponibili, per avere un quadro realistico e capire quanto ci sia di vero dietro i continui allarmi lanciati dalla politica e dai media. Con mia grande sorpresa ho scoperto che negli ultimi anni i reati commessi nella nostra provincia sono in costante diminuzione, tendenza confermata anche dai dati dello scorso anno. Se guardiamo, infatti, le ultime statistiche elaborate dall’arma dei carabinieri della nostra provincia, riportate dalla stampa locale (fonte: https://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/69307/criminalita-diminuiscono-i-reati-ma-aumentano-gli-arresti-in-ciociaria), nella nostra provincia lo scorso anno i reati denunciati sono diminuiti del 16%: 11.118 reati denunciati contro i 13.321 del 2017. Se analizziamo i dati nello specifico si scopre che i furti sono diminuiti del 21%, passando da 4.837 denunce nel 2017 a 3.795 denunce nel 2018, le denunce per usura sono scese del 71%, le denunce per estorsione del 15%, le violenze sessuali del 25%, infine, le rapine, che sono diminuite dell’11%, da 60 denunce a 53.

Le cifre che abbiamo appena letto non evidenziano certamente riduzioni drastiche ma nemmeno è possibile parlare di una esplosione di fenomeni criminali nella nostra provincia; ci troviamo, dunque, di fronte a un quadro che negli anni si è stabilizzato. Tuttavia, su certa stampa locale, l’attenzione agli eventi criminali non è mai scesa, anzi è costantemente aumentata fino a rasentare l’allarmismo. Quando parliamo di sicurezza, dunque, è bene sapere che c’è molta differenza tra il pericolo percepito e quello reale. Se lo scarto tra questi due indicatori è diventato decisamente sbilanciato a favore del primo, vuol dire che la morbosità con la quale i mezzi di informazione ma anche la politica dedicano ampi spazi ai fenomeni criminali sta diventando eccessiva, probabilmente anche per la necessità di aumentare audience, vendite, nel caso dei media, e consensi nel caso dei politici. Detto ciò il tema sicurezza, specialmente nel nostro territorio non può essere sottovalutato ma va affrontato con il giusto approccio. Gli amministratori di destra propongono l’installazione sempre maggiore di telecamere di sorveglianza e un aumento significativo della presenza di forze dell’ordine nel nostro territorio, ma ad oggi questa possibilità è difficilmente praticabile, data la scarsità di personale e la carenza di risorse per pagare il lavoro in orario straordinario. Secondo me, invece, bisognerebbe agire alla radice del problema criminalità e microcriminalità, cioè il degrado sociale.

Nella nostra città Frosinone, che è un capoluogo tutto sommato di piccole dimensioni, ci sono in proporzione ad altre realtà troppi quartieri in cui il degrado sociale sta dilagando in maniera preoccupante. Il “casermone” di Selva Piana, il quartiere Scalo, la Mola Vecchia, alcune zone del quartiere Cavoni, ma anche lo stesso Centro Storico. In queste aree, non a caso, si è registrato negli ultimi anni un aumento notevole dei reati relativi al traffico di droga. In una città di dimensioni contenute, nella quale, probabilmente ci sono circa 20.000 nuclei familiari, l’Amministrazione comunale a fine di ogni mese potrebbe tranquillamente rintracciare quali sono i nuclei che vivono un forte disagio sociale e mettere in campo azioni sociali volte alla prevenzione del disagio. Un ente di primo livello in un periodo di così forte disagio sociale dovrebbe essere ossessionato (in senso positivo, ovviamente) da questi problemi, perché tra i suoi compiti principali c’è proprio l’assistenza al cittadino. Eppure la nostra Amministrazione, ad oggi, fatica ad ammettere la presenza di questo degrado sociale e fa molto poco in termini di prevenzione e di progettazione in ambito sociale. Nell’epoca in cui è possibile intercettare fondi cospicui a livello europeo, statale e regionale la scusa della mancanza di fondi non è più plausibile. La nostra Amministrazione quando vuole sa intercettare questi fondi ma lo fa quando si tratta di grandi opere che hanno un forte impatto mediatico e, quindi, potenzialmente un buon ritorno a fini elettoralistici.

Che senso ha riqualificare a livello urbanistico una periferia se poi non si riqualificano i servizi alla persona e non si investe in progetti sociali? Oggi ci sono molte realtà locali del terzo settore che investono nella progettazione sociale e che hanno elaborato buone prassi, se fossi l’Amministrazione mi preoccuperei, con molta umiltà, di ascoltarle e, perché no, anche di coinvolgerle. La sicurezza sociale c’è quando c’è inclusione sociale, cioè quando tutti possono costruire la propria vita integrandola in un tessuto sociale più ampio. Non dobbiamo dimenticare che il primo deterrente di sicurezza in una città è la presenza costante dei cittadini negli spazi pubblici e nei luoghi di aggregazione. Quando una città è costantemente “vissuta”, nei diversi momenti della giornata e in tutti i suoi spazi dai cittadini, il pericolo del degrado sociale e dell’insicurezza delle zone periferiche si riduce notevolmente. Ecco perché in una città come Frosinone, dove c’è molta esclusione sociale e ci sono pochissimi spazi di aggregazione sociale per i cittadini, relegare il problema della sicurezza alla presenza più o meno assidua delle forze dell’ordine o al numero di telecamere presenti in città significa guardare il dito e non la luna.

Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone

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