PM10, discariche e 5G a Frosinone: l’impotenza di una città di fronte al problema ambientale

Dopo il 2019, anche il 2020 potrebbe essere un annus horribilis per l’ambiente nella nostra città. L’anno scorso l’amministrazione comunale ha tentato di porre un argine all’ormai cronico problema delle polveri sottili attraverso la sperimentazione di nuove ZTL, nel centro storico e nella parte bassa della città, nel tentativo di creare delle “isole” di aria respirabile per i cittadini. L’esperimento, per il momento, non sembra aver prodotto risultati significativi, anzi ha generato numerose proteste da parte dei commercianti e critiche per l’affluenza non sempre elevata dei cittadini a passeggio. Una cosa però è certa, questa sperimentazione ha fatto emergere in modo impietoso l’assenza di una vera mobilità alternativa e sostenibile nella nostra città.

Nel frattempo, sta avanzando l’iter amministrativo per il nuovo Piano Urbano del Traffico cittadino, l’infinita querelle sul bando del Trasporto Pubblico Locale sembra essere finalmente conclusa, con l’assegnazione del servizio a un nuovo gestore, mentre, invece, la realizzazione della nuova rete di piste ciclabili dovrebbe restare in una fase di stallo ancora per un po’ di tempo. Novità che lasciano bene sperare, ma senza un progetto organico e un cambiamento culturale, difficilmente, in un futuro prossimo, potremo vedere una nuova mobilità sostenibile nella nostra città. Non dobbiamo dimenticare, infatti che Frosinone è considerata una delle città ultra motorizzate d’Italia, ovvero le città con il rapporto più alto di automobili per residenti (fonte:https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/11/14/le-auto-in-italia-sono-cinque-volte-piu-dei-bambini-e-questo-il-mondo-che-vogliamo/4763857/).

L’unica certezza, purtroppo, è che nonostante le domeniche ecologiche, le targhe alterne, la sperimentazione delle nuove ZTL, il controllo delle caldaie civili e industriali, delle stufe a pellet, degli impianti biomasse e dei camini alimentati con legna da ardere, Frosinone, negli ultimi dieci anni, è stata sul podio delle città italiane con maggiore presenza di polveri sottili per ben 7 volte, inoltre, insieme a Torino è la sola altra città ad aver sfondato il muro dei 1.000 giorni di inquinamento, record da maglia nera (fonte https://www.ilmessaggero.it/frosinone/smog_roma_news_ultime_notizie_polveri_sottili_limiti_legambiente-5002485.html). Anche nel 2019, purtroppo, la nostra città si è confermata, di nuovo, ai primi posti di questa triste classifica, collocandosi dietro a Torino, Milano e Rovigo.

Oltre al grave e annoso problema delle polveri sottili, che oramai è entrato stabilmente nel dibattito pubblico e politico cittadino, il 2019 ci ha costretto a confrontarci con nuove minacce per l’ambiente e la salute. L’avvio difficoltoso della raccolta differenziata, la proliferazione delle piccole discariche a cielo aperto nella nostra città e la vicenda della Mecoris, infatti, hanno fatto emergere il tema gestione del ciclo dei rifiuti e i problemi ad esso correlati. A voler essere precisi il tema era già emerso in modo preoccupante attraverso due importanti inchieste giudiziariel’inchiesta “Clean City” del 2013, riguardante la presenza di fenomeni di corruzione della gestione dell’appalto dei rifiuti a Frosinone, l’altra, sulla discarica di via Le Lame, conclusasi nel 2016, che ha fatto emergere l’inquinamento delle falde acquifere e dei terreni circostanti la discarica. Insomma, nel 2019 anche il problema “monnezza” ha preoccupato, non poco, i frusinati. 

Tutte queste vicende possono essere ricondotte, sia direttamente che indirettamente, a due temi rilevanti, a loro volta correlati: assenza di politiche di sviluppo sostenibile e illegalità diffusa, favorite, entrambe, dalla progressiva perdita del potere di pianificazione e controllo da parte delle istituzioni territoriali. Il tema, forse ancora più inquietante, che è emerso a seguito di queste vicende è il sentimento di assoluta impotenza provato dai cittadini ma anche, e sopratutto, dalla politica locale, che sembra non avere più strumenti per arginare queste bombe ecologiche pronte a esplodere. Ma da cosa deriva questa impotenza? Dalla incapacità di trovare soluzioni o dalla effettiva impossibilità di opporsi a questi fenomeni preoccupanti che si verificano nella nostra città e nel nostro territorio?

Nel caso del PM10 le responsabilità della politica locale degli ultimi decenni sono evidenti, e difficilmente si possono trovare alibi. Anni di speculazione edilizia e di urbanizzazione selvaggia, di ritardi clamorosi sulla programmazione e gestione dei servizi per la mobilità, di errori clamorosi, che hanno portato alla perdita di finanziamenti strategici per lo sviluppo della rete stradale, hanno prodotto una città che può essere paragonata a una enorme camera a gas. Frosinone, infatti, oggi si presenta come un tessuto urbano sconnesso, lacerato, senza uno sviluppo coerente e, sopratutto, sostenibile, invaso tutti i giorni da migliaia di automobilisti di tutta la provincia, in altre parole, invece che a un capoluogo di provincia ci troviamo di fronte a un mega incrocio stradale di livello provinciale che ogni giorno ha l’effetto di raddoppiare la presenza di automobilisti nel nostro comune.

La vicenda della possibile installazione di antenne 5G nella zona di Capo Barile, che in questi giorni è salita alla ribalta delle cronache cittadine, invece, ci ripropone l’inquietante dilemma che ci ha perseguitato anche in occasione dell’installazione dell’impianto a biomasse delle Fornaci e dell’incendio alla Mecoris: il comune di Frosinone, e in generale i comuni italiani, hanno il potere di impedire concretamente la costruzione di impianti, potenzialmente pericolosi per la salute dei cittadini, nel proprio territorio? La risposta è che i comuni, essendo chiamati in causa esclusivamente per verificare la regolarità degli aspetti edilizi e urbanistici, sono, sostanzialmente, tagliati fuori dalla valutazione dell’impatto ambientale di queste infrastrutture, delegata, invece, a enti sovraordinati, come ad esempio, le provincie e le regioni. Il sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale potrebbe colmare questi “vuoti di potere” con ordinanze a difesa dell’incolumità pubblica, avvalendosi del principio di precauzione, tuttavia parliamo di provvedimenti di carattere straordinario e transitorio.

Se i comuni hanno poteri sempre più marginali allora come possiamo difenderci? Certamente è doveroso da parte delle amministrazioni locali avvalersi, quando è possibile, di tutti gli strumenti amministrativi e giuridici per contrastare l’invasione di queste infrastrutture nelle nostre città, al fine di tutelare la salute dei cittadini. Allo stesso tempo, amministratori e cittadini di tutti i comuni d’Italia devono mobilitarsi politicamente, nei prossimi anni, per chiedere allo Stato italiano di restituire maggiore sovranità ai territori sui temi ambientali. Arrestare il progressivo accentramento delle competenze politiche e amministrative e lo smantellamento delle amministrazioni locali, accentuato, di recente, dalla sciagurata riforma delle provincie del governo Renzi, è l’unico modo per restituire diritti e sovranità alle amministrazioni locali e alla comunità di cittadini che appartengono a un territorio.

Daniele Riggi, consigliere comunale di Frosinone

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